
C'erano una volta le Buone maniere
3 aprile 2026
Galateo e buone maniere, l'origine di questi nomi
Il salotto di Madame Galatina
Benvenuti a Voi cari lettori
Apriamo le porte ad un altro atteso venerdì.
Comodi divanetti, tavolini con squisite merende, tazze fumanti di buon Tè.
Una buona tazza di tisana quest’oggi mi porta in vostra compagnia, ho tradito il Tè avete capito bene. Ma la mia essenza di limone e rosa ne ha ogni potere.
Mi auguro che questa settimana sia stata leggera e intensa al tempo stesso cari amici, ma adesso, è il momento di concederci qualche minuto di tempo, fugace, prezioso, solo nostro.
Scorrendo nella mente curiosità e temi sul nostro Buon Vivere, subito è chiaro che queste nostre brevi pagine dal sapore gentile ma frizzante, debbano pur essere chiarificatrici di alcuni argomenti.
Pertanto, volendo noi trattare di buone maniere, seppur in maniera leggera, ditemi se la pensate come me cari lettori, ricordare chi prima di noi ha così tanto creduto in questa materia da volerne creare quello che sarebbe poi diventato un grande filone di essenziali norme sociali.
Sento i Vostri assensi molto forti in questo momento e so che ne seguiranno pensieri, intime pagine di diari e altresì momenti di vivaci confronti, mi auguro dal vivo in un bel giardino, un giorno.
Ma andiamo con ordine amici lettori. Con ordine.
Galateo, Galatei, Bon Ton, Etiquette, Buone maniere, Buon vivere, Cerimoniale e così via.
Saremo tutti concordi che voler dare una spiegazione di tutti questi termini potrà risuonare troppo accademico, per un solo pomeriggio.
D’altro canto, so bene che il nostro salotto accoglie menti fervide e interessate, quindi ben concordi con me che più a fondo si conosce una materia e più la si potrà praticare, raccontare e ad altri spiegare, non trovate?
Bene, mettiamoci comodi.
Da dove partire dunque?...chiedo scusa, uno sguardo al mio tè e sono da voi cari amici.
Dicevamo, ma queste ben citate buone maniere e il loro nome, da dove traggono origine? Dal principio, se possibile.
Se pensiamo che in quasi tutte le epoche storiche ci siano state regole di comportamento e di stile, un tempo veri e propri veicoli di messaggi, non stiamo affatto sbagliando.
In ogni contesto vissuto, ogni situazione, ha delle indicazioni insite da rispettare, quindi è presto detto che queste “regole” (suona un po’ antiquato come termine, lo so) siano in auge dai tempi dei tempi, sia esse per gerarchie, potere, ambienti sociali, ecclesiastici, politici e via discorrendo.
La domanda è quindi appesa ad un filo.Questi dettami di comportamento sono stati codificati per poter rendere, più o meno a ragione, onore a questi codici, al modo di vivere di una precisa epoca storica.
Intuiamo inesorabilmente che le regole di Buone maniere vengono forgiate dal tempo, dalla cultura, dalle richieste di vita di un determinato contesto storico e tengono conto di tutti quei valori e di quelle condotte che sono soliti di quel periodo, tramandati per via educativa di famiglia in famiglia.
Ed ecco la domanda più concreta. Perché definiamo queste norme, regole di Galateo? Da dove nasce questo nome vi starete chiedendo?
Spero di avervi incuriositi cari lettori, ma proseguiamo, proseguiamo.
Forse non ci crederete, ma questa, è la storia di un dono (bizzarro certo, ma considerato molto prezioso, confidate),di una intuizione e di un amico molto riconoscente.
Dovete sapere che un tempo, l’incantevole città di Verona ebbe un Vescovo dalle grandi doti, abile scrittore, di indole garbata e molto saggia, cortese e molto ospitale. La sua casa era spesso frequentata da nobili che non erano avvezzi, come è frequente pensare, di far sfoggio delle loro ricchezze, come è frequente pensare, ma che prediligevano, oltre alla compagnia gentile, le arti, le scienze e le buone conversazioni.
Successe un dì che il Vescovo ospitò nella sua casa un nobile, il Conte Ricciardo, che ebbe la gradita fortuna di essere accolto dalla famigliadel Vescovo, circondato di grandi scienziati e uomini di classe.
Il Conte, dal suo canto, non era da meno e la sua compagnia nella casa venne certamente molto apprezzata.
Dov’è l’inganno?...vi starete domandando…ebbene la sua presenza fu da tutti davvero benvista, tranne, per una nota stonata nel suo modo di comportarsi, svelata a breve.
La dipartita del Conte avvenne presto e il Vescovo decise così di fare un dono a questo caro ospite.
Chiese ad un familiare stretto, una figura discreta, bene educata, conteso nelle corti dei buon signori e di piacevole compagnia di accompagnare a cavallo il Conte per una piccola parte del suo tragitto. Il suo nome,cari amici era proprio Galateus (Galateo). Una volta essere entrato gentilmente in confidenza con il compagno di viaggio, avrebbe dovuto informarlo del grande onore avuto nell’ospitarlo, elogiando con sincero apprezzamento la sua educazione e i suoi modi gentili e a fronte di questa stima che gli venisse fatto dono di riconoscere e poter correggere quel suo piccolo difetto, il rumore che produceva con la bocca mentre masticava. E così venne fatto.
La storia narra che il Conte fu talmente colpito da tale riguardo, che si congedò da Galateo ringraziando lui e il Vescovo, osservando che se doni di tale portata fossero fatti da ciascuno, saremmo tutti più ricchi.
Intrigante storia, non pensate carissimi lettori? Immagino che via abbia colpiti tanto quanto ha colpito me quando la lessi la prima volta. La sensazione è di una confidenza troppo espressa, troppo diretta, ma non era quello il reale intento, tutt’altro.
E’ vero, una storia d’altri tempi. Ma aspettate, soffermiamoci un istante, con calma amici. Il suo merito?Far comprendere che educare è omaggiare, educare è arricchire, educare è crescita personale.
Si racconta che proprio da questo episodio che Galateo ebbe ispirazione al testo che conosciamo. Egli prpose al carissimo amico Giovanni della Casa, grande conoscitore di buone norme di comportamento, di redigere un codice di comportamento sociale, poiché un uomo di mondo come lui era avvezzo a tali buoni comportamenti.
Galateo indica in sostanza il nome del trattato di Monsignor Giovanni della Casa, che nominò così il suo manuale di regole di Buone maniere per la vita sociale, scritto proprio su ispirazione e indicazione di Gian Galeazzo Florimonte, Galateo appunto,suo grande e fedele amico.
Monsignor Della Casa, che lasciò questo mondo nel 1556, non riuscì mai a vedere pubblicata la sua opera definitiva nel 1558, ma come spesso accade, grandi opere e persone vengono apprezzati aimè troppo tardi.
Lo scritto, sviluppato sotto forma di lettere, trenta lettere per la precisione, si prefiggeva il compito di educare un fanciullo, un nipote del Monsignore, per essere certi che potesse godere di istruzione completa circa il linguaggio dei comportamenti da tenere in società per essere considerato una persona di valore, bene educata e rispettosa.
Converrete con me amici che osservare queste regole, il cui vero e unico messaggio era di confortare i bene educati e di istruire i meno avvezzi alle maniere garbate, per così definirli, è la base per una convivenza civile dove l’accoglienza e il rispetto per l’altro vengono impavidamente messi al primo posto.
Molti i pensieri che si affollano nella mia mente ripercorrendo questa breve storia, ma una certezza.
Potremo anche aver perfetta conoscenza di ogni un testo, in ogni suo passaggio, ma con l’assenza del buon senso, non avrebbe lo stesso pregio.
Monsignor della Casa non saprà mai che il suo manuale divenne nel tempo uno dei libri più trascritti e ripubblicati nella storia dell’editoria, che ha sulle spalle erronee definizioni quali polveroso, antico e via dicendo.
Al contrario io lo trovo audace,vivace, in continuo mutamento come i tempi che cambiano, sempre pronto ad accogliere nuove sfide, a ricercare nuove regole al fine di intervenire su questi mutevoli e inquieti tempi, che trasformano e ci trasformano.
Una vera e propria base sociale tramandata.
Una consistente grammatica sociale che vive nel cambiamento ma tiene salde le strutture educative.
Se diamo dunque il giusto merito al buon senso possiamo facilmente fare una riflessione.
E prima di lui? Certamente cari lettori, se consideriamo il seme fondamentale di questi testi, princìpi quali rispetto, gentilezza, altruismo, altri prima di lui trattarono questi argomenti, Erasmo da Rotterdam, Socrate, la Bibbia stessa.
Ci è stato regalato uno strumento meritevole. Pensare di poterne attingere è un privilegio, lasciarsi irrigidire un errore, imparare a seguirlo con animo nobile la più grande fortuna.
Prima di congedarmi da Voi cari amici di questo salotto, mi permetterete un elogio alla nostre mamme, alle nostre nonne, che forse senza nessuna conoscenza tecnica in materia, ma che grazie ad una morale oramai quasi persa e ad un senso innato di buoni comportamenti, hanno fatto di noi perfetti Ladies e Gentleman.
Si chiude così questa storia e con essa il pomeriggio nel mio salotto cari amici lettori,
Che sia un gradevole sorso di tè.
Vostra Madame Galatina
