
Espressioni e...curiosità
17 aprile 2026
Ma cosa indicano tutti questi nomi. Facciamo chiarezza.
Il salotto di Madame Galatina
Espressioni e…curiosità.
Benvenuti o bentornati nel mio salotto cari amici lettori,
Lasciamo che questo nostro pomeriggio del venerdì scorra lieto, garbato e interessante.
La nostra tazza di buon tè caldo vicino a noi.
Ma mi soffermo un istante.
Non trovate anche Voi che il venerdì pomeriggio sia parte di un tempo fresco e ricco di speranze, sensazioni così piacevolmente briose.
Non so spiegarvi quale pozione sia su di me tale momento, ma l’ho sempre vissuto con l’impressione che fosse, una sorta di ponte.
Una settimana quasi conclusa ma non chiusa, un desiderato fine di quei giorni laboriosi alle porte, e in quel frangente, proprio in quel momento, la consapevolezza del passaggio di quei prossimi e imminenti giorni accompagnati chissà se da una sana frenesia o da un meritato riposo, chi può saperlo.
In quella sottile porta di tempo, ci sentiamo così vivi, non trovate?
Sì, avete ragione, troppi pensieri a divagare quest’oggi, dovrete ogni tanto riportarmi sulla retta via.
Ebbene dove si era rimasti? … giusto, ai vari nomi di questa materia così affascinante, le Buone maniere.
Seppur tanti i nomi, tante le narrazioni dietro ciascuno di essi, si trova un punto di chiarimento.
Vorrei concentrarmi quest’oggi, se me lo concedete miei amichevoli lettori, su alcuni termini molto conosciuti e utilizzati, per dare alcuni brevi cenni e chicche al riguardo.
In prima battuta penso a quanto venga spesso utilizzato il nome Bon ton per far riferimenti alle Buone maniere, un nome che richiama, la Francia, lo charme. Ma cerchiamo in breve di essere più specifici.
Bon ton è un termine, di traduzione Buon tono, che nasce appunto in Francia tra il XVII e il XVIII secolo negli ambienti più aristocratici, dove seguire l’etichetta di Corte, osservare delle regole ben precise, era il ricamo su una tela pregiata necessaria per essere considerati di alto livello sociale e degni di appartenere a tale contesto.
Mi preme ricordare che questi comportamenti erano spesso accompagnati dalla necessità di apparire, oltre che di essere.
Il termine verrà poi portato in auge dalla più celebre rivista di moda Parigina “Le Bon Ton” (Parigi 1912-1915). Ecco perché consideriamo questo nome un indicatore sociale di stile e forma forse più che di sostanza, ma non vogliamo ritenerlo meno valido per chi lo ha vissuto con amor di buon vivere.
Ma proseguiamo.
Ecco che qualche riga più in alto, attenti lettori, abbiamo nominato un’altra parolina a mio avviso molto seducente, etichetta.
Questa rigidissima collana di regole gestiva e disciplinava tutta la vita di Corte a partire dal regno di Luigi XIV nel sontuoso palazzo di Versailles. Molte le simpatiche narrazioni su questo tema e sul sovrano. In concreto, cosa avveniva.
Venivano utilizzate delle vere etichette affisse nel magnifico palazzo per fare in modo che tutti, in qualsivoglia momento, venissero a conoscenza delle direttive del sovrano.
L’etichetta stabiliva ordini di dress code, comportamento, cosa il Re voleva si facesse oppure no e in quale modo, eventi formali e quotidiani accadimenti.
Possiamo sintetizzare che l’Etiquette norma singoli atteggiamenti e momenti, riferiti ad uno specifico contesto.
Insomma, anche essere nobili ha il suo prezzo. Concordate stimati lettori?
Abbiamo poi parlato della versione, mi permetto di osservare, più attenta all’accoglienza e al prossimo, del nostro Galateo ovvero De’ costumi (questo il suo nome originale), sulla quale non ci soffermeremo ora.
Un termine che risulterà particolarmente altisonante invece, potrà essere il Cerimoniale, ma posso dissentire a sua difesa, rendendo noto che esso ha il gravoso compito, con il suo Codice ben strutturato, di quello di controllare i comportamenti fra le istituzioni.
Pensate se dovessimo accogliere un capo di stato e non sapessimo come salutare, presentare, comunicare, sarebbe un disastro su tutti i fronti. Quindi, sì, è davvero un strumento di grande valore istituzionale. Definisce la correttezza di gerarchie, presentazioni, precedenze, gesti e così via. Molto apprezzato oggigiorno il lavoro degli addetti al cerimoniale.
Introduciamo in ultimo il concetto di Protocollo, che si presenta come una grammatica cerimoniale, quindi delle regole scritte per far sì che il cerimoniale si possa attuare in modo chiaro e preciso.
Sì lo ammetto, può apparire un tantino corposo, ma non lo è mai in realtà.
E non se fanno certo mancare. Si contano Protocolli reali, militari, ecclesiastici, sportivi, diplomatici, insomma una varietà per ogni esigenza e circostanza.
Certamente una nota rapida ma indiscussa su sfumature utilizzate come il buon vivere, le buone maniere, il saper vivere non possono mancare.
Perché tutti questi modi di dire vi starete chiedendo?
Se ci pensiamo cari lettori i tempi, le tradizioni, i contesti sociali, le nuove necessità, l’evoluzione storica e le famiglie stesse modificano questi modi di dire.
E trovo che ogni espressione possa essere giusta se nella pratica si concretizza in buoni comportamenti, rispetto ed empatia.
Un termine di riferimento non potrà mai far più danno di un atteggiamento, un comportamento o una parola sgarbata.
La giusta formula, al di là di qualsiasi vocabolo, penso risulti sempre questa, armonia tra regole e buon senso.
Infine vorrei spendere qualche cenno ad un paio di contenuti a me cari, che riguardano il mondo del lavoro e degli incontri internazionali quali il Galateo sociale, che mira a formarci sotto il profilo più personale in una futura ottica lavorativa e la Business Etiquette, un vero codice univoco internazionale nato negli Stati Uniti negli anni ’60 e trascritto in via definitiva negli anni ’80, che regola i rapporti professionali nazionali e cross culturali, uno strumento democratico e di grande consistenza pratica per conferire valore a tutta la struttura lavorativa, nessuno escluso.
In questo nostro salotto d’ora in avanti saranno ben accolti temi di ogni genere riguardanti questi argomenti, poiché tutto può risultare di sincero interesse.
A tal proposito vorrei discorrere con voi proprio di questo, di quanti temi e quante occasioni per affrontare i nostri incontri in salotto.
Sul tema del Galateo sociale, pensate, potremmo citarne davvero innumerevoli, dalle regole sul grooming al dress code, dalle regole in palestra all’utilizzo del telefono cellulare, dagli inviti all’essere ospiti, dalla tavola all’arte del regalo, da come affrontare un colloquio di lavoro alle presentazioni fino ai saluti.
Insomma cari lettori, assicuriamoci una molteplice varietà di Tè per i nostri venerdì.
Un pensiero sorge limpido in questo momento, che tutti questi scritti ci portano ad affrontare al meglio la nostra vita in famiglia, in società e al lavoro, nel contesto della nostra meravigliosa Italia.
Voglio però aggiungere che oggigiorno, in una società che corre e crea così velocemente, dove i paesi mutano senza quasi accorgersene, ci si trova in contatto con diverse realtà senza aver capito con che grado di velocità, e magari perdendosi qualche passaggio.
E a questo punto meritiamo di fermarci un attimo e riepilogare per questo nuove regole, che nuovi Galatei affrontano con audacia e senza timore, con fermezza ma senza chiusura alcuna.
Per questo si incontrano nuovi capitoli di norme come la Business Etiquette, la Netiquette, il Galateo aziendale,
poiché i giochi cambiano Signore e Signori, e le regole con essi.
Ciò che Monsignor della Casa ci offriva nel XVI secolo può essere una preziosa guida ancora oggi, ma saper evolvere nel pieno rispetto della bellezza, del tempo e del giusto, penso sia ancora più lodevole.
Ma si è fatto tardi cari amici lettori,
Ora accenderò un paio di candele profumate mentre termino il mio delizioso tè,
Al prossimo entusiasmante venerdì,
Vostra
Madame Galatina
